La coltivazione di frutta e ortaggi all’interno delle città ha origini molto antiche.
Già nell’antica Roma, infatti, erano presenti gli horti, cioè giardini privati che comprendevano anche spazi destinati alla produzione di alimenti per il fabbisogno familiare.
Tuttavia, gli orti urbani nella loro forma moderna si sviluppano soprattutto a partire dal XIX secolo, in seguito all’industrializzazione, quando molte città si trovarono ad affrontare problemi come il sovraffollamento e la scarsità di cibo.
In quel periodo, infatti, numerosi lavoratori si trasferirono dalle campagne ai centri urbani insieme alle loro famiglie, alla ricerca di occupazione nelle fabbriche.
Spesso si trattava di persone in condizioni economiche difficili, segnate da povertà, emarginazione e malnutrizione.
Per questo motivo, iniziarono a diffondersi orti realizzati su terreni messi a disposizione da amministrazioni pubbliche, industrie o istituzioni religiose, che consentivano alle famiglie di coltivare ortaggi, allevare piccoli animali e garantire il proprio sostentamento.
I primi esempi di orti urbani organizzati risalgono all’Ottocento in Germania, dove nacquero i cosiddetti Kleingarten, inizialmente pensati come spazi per i bambini e successivamente trasformati in piccoli appezzamenti destinati a soddisfare i bisogni alimentari di famiglie e comunità.
Verso la fine del secolo, queste esperienze si diffusero anche nel resto d’Europa, con modelli analoghi come i migrant gardens nei paesi anglosassoni e i jardins ouvriers in Francia.